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Fenix Group, l'azienda dietro la tecnologia Endospheres®
C’è chi si affida ai miracoli, chi alle maschere d’oro da 145 euro a strappo violento e poi ci siamo noi: donne che – pur stanche – non smettono mai di cercare l’equilibrio tra il desiderio di brillare come la luna piena e il bisogno di non sembrare una mozzarella sudata sotto il sole di luglio. Ecco allora che la skincare estate 2025 lancia la sua parola d’ordine: skin flooding.
No, non è l’ennesimo disastro idrico condominiale, bensì un’ode contemporanea all’idratazione multilivello, quella che ti promette una pelle felice anche dopo otto ore di climatizzatore, due Spritz di troppo e l’inevitabile sabbiatura facciale a bordo mare.

Lo skin flooding è il rituale che, più che una moda, è una dichiarazione d’intenti: “Voglio una pelle che rimbalzi la vita”. In pratica, si tratta di sovrapporre – in modo furbo e non a casaccio come certe tendenze di make-up da TikTok – più prodotti idratanti in sequenza, iniziando da texture super liquide fino ad arrivare a quelle più dense e nutrienti. È una tecnica semplice ma raffinata, come una bruschetta con pomodorini bio e olio extravergine non taroccato.
Il risultato? Una pelle rimpolpata, luminosa, compatta, che non si squama come un’iguana in fase detox. Il segreto sta nella tempistica (applicare su pelle umida!) e nella costanza: non è un’orgia di sieri da fare una volta al mese, ma un’abitudine da interiorizzare come il caffè al mattino o il “Ti amo” detto solo se il segnale del Wi-Fi è forte.

Lo skin flooding predilige attivi gentili e profondamente idratanti:
Acido ialuronico a basso e medio peso molecolare: per agire su più livelli della pelle.
Pantenolo: lenitivo e riparatore, come una nonna con l’Eucerin.
Niacinamide: uniformante, calmante, educatamente multitasking.
Evitiamo invece gli acidi esfolianti troppo aggressivi, i profumi sintetici e tutte quelle porcherie che fanno schiuma anche quando non serve. Siamo in cerca di idratazione, non di effetti speciali da film Marvel.

E adesso arriva la sinergia che mancava al mondo beauty: lo skin flooding post trattamento Endospheres. Perché, diciamocelo, la pelle dopo la nostra seduta preferita è già bella viva, tonica, ossigenata come una che ha fatto yoga in alta quota e poi un bagno nel latte di mandorla. Ma se dopo quell’onda meccanica armonica, noi ci mettiamo pure uno strato (ben pensato) di attivi idratanti, il risultato è un’epifania cutanea.
In particolare:
Subito dopo il trattamento, con la pelle più ricettiva, uno spruzzo di mist all’acido ialuronico e via con il layering dei prodotti.
Il massaggio Endospheres stimola la microcircolazione e prepara la pelle a ricevere meglio gli attivi.
La sensazione finale? Pelle compatta, luminosa, pronta per selfie ma anche per il contatto umano non filtrato.

Lo skin flooding non è una moda passeggera: è una carezza consapevole, una routine pensata, una ribellione gentile contro la pelle assetata di città e aria condizionata. Se abbinata ai trattamenti Endospheres, diventa una vera e propria rivoluzione cosmetica, priva di effetti collaterali, se non l’invidia delle amiche.