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Fenix Group, l'azienda dietro la tecnologia Endospheres®
Da un lato, ci sono loro: gli zeloti dell’acido glicolico, adepti del retinolo, ossessionati dai peeling chimici che passano la vita a sfogliare la pelle come fosse la buccia di una cipolla. Dall’altro, chi si idrata con l’acqua del rubinetto e crede che il sebo sia un balsamo naturale con effetti antietà. In mezzo, galleggia il resto del mondo, che si destreggia tra routine infinite e una pelle che, francamente, non ne può più. Ed è qui che fa il suo ingresso trionfale lo Skin Cycling.

Semplificando all’osso: si tratta di un regime skincare che alterna giorni di esfoliazione e riparazione per evitare il sovraccarico della pelle. Il metodo è stato coniato dalla dermatologa Whitney Bowe e si sviluppa in un ciclo di quattro notti:
Il tutto si ripete a oltranza, come un mantra che promette di riportare l’armonia tra l’epidermide e i trattamenti più aggressivi.

Per anni, il marketing cosmetico ci ha inculcato l’idea che più attivi mettiamo in faccia, meglio è. Ci hanno detto di stratificare sieri come se fossimo un millefoglie e di dormire con maschere che sembrano stucco veneziano. Poi, la rivelazione: meno è meglio, soprattutto se ci si concentra sulla costanza e sulla giusta alternanza dei principi attivi.
Lo Skin Cycling funziona perché segue la logica della pelle, che non è una spugna senza fondo ma un organismo vivo con i suoi tempi di rigenerazione. Studi dermatologici dimostrano che la pelle ha bisogno di circa 28 giorni per un ciclo di rinnovamento cellulare. Se la si bombarda ogni sera con attivi forti, anziché ringiovanire, si infiamma e si ribella con rossori, secchezza e irritazioni. Il Cycling, invece, permette di ottenere tutti i benefici senza gli effetti collaterali.

Se hai la pelle sensibile, sei ufficialmente nel target perfetto. Questo metodo è una specie di compromesso tra il desiderio di avere una pelle luminosa e il buon senso che suggerisce di non farla esplodere. Anche chi usa già attivi forti ma si ritrova spesso con zone irritate troverà nello Skin Cycling un valido alleato.
Per chi non è? Per quelli che hanno una routine perfetta e non soffrono di sensibilità cutanea (praticamente tre persone in tutto il mondo). Anche chi ha esigenze particolari, come pelle con acne severa in fase attiva o patologie specifiche, dovrebbe chiedere consiglio a un dermatologo prima di rivoluzionare la propria routine.

Lo Skin Cycling è un’ottima strategia per ottimizzare la propria skincare, ma cosa succede se vogliamo portarlo al livello successivo? Qui entra in scena la tecnologia Endospheres con il dispositivo Eva, che permette di potenziare gli effetti del metodo senza stressare ulteriormente la pelle.
Eva è un sistema che sfrutta la Microvibrazione Compressiva, una tecnologia brevettata che stimola la circolazione e favorisce il drenaggio linfatico, migliorando il tono cutaneo e ossigenando i tessuti. Se inserito nella fase di recupero dello Skin Cycling, aiuta a potenziare l’azione degli attivi idratanti e lenitivi, migliorando l’assorbimento e la risposta della pelle ai trattamenti.
Ma non finisce qui: la Microvibrazione Compressiva attiva il metabolismo cellulare, riducendo il gonfiore e migliorando la compattezza della pelle. Quindi, mentre lo Skin Cycling lavora sugli attivi per rinnovare e riparare, Eva di Endospheres lavora sul microcircolo, accelerando il processo naturale di rigenerazione cutanea.

Abbiamo passato anni a credere che la skincare fosse una maratona senza fine, un’incessante corsa a ostacoli tra un siero all’acido ialuronico e un’esfoliante all’acido mandelico. Lo Skin Cycling, invece, ci insegna che la pelle ha bisogno di ritmi, di pause e di ascolto. Non si tratta di bombardarla, ma di assecondarne i tempi naturali.
E se a tutto questo aggiungiamo una tecnologia che supporta i processi naturali del corpo, senza invasività e senza eccessi, il risultato è una pelle più sana, più forte e più luminosa. Meno stress, più risultati.